lunedì 11 luglio 2011

Vitamina D e placche amiloidi nell'Alzheimer

Tratto da Le Scienze


Placche amiloidi: scoperto il ruolo di vitamina D e proteine di trasporto


Nel modello animale iniezioni di vitamina D possono migliorare la rimozione del peptide beta amiloide
La vitamina D e specifiche proteine di trasposto che agiscono in corrispondenza della barriera ematoencefalica possono aiutare a prevenire la formazione di placche beta amiloidi nel cervello: è questo in sintesi il contenuto di due studi apparsi sulla rivistaFluids and Barriers of the CNS a firma, rispettivamente, di un gruppo di ricercatori giapponesi della Tohoku University e di un gruppo del Rhode Island Hospital e del Warren Alpert Medical School.

Com’è noto, l’età avanzata è uno dei maggiori fattori di rischio per l’insorgenza della malattia di Alzheimer ed è associata con la formazione di placche beta amiloidi nel cervello. In questo nuovo studio si dimostra come la rimozione dal cervello del peptide beta amiloide – il principale componente delle placche – dipenda dalla vitamina D e anche dalle alterazioni, correlate all’età, della produzione di proteine da cui dipende il trasporto dello stesso peptide.

Si ritiene che i bassi livelli di vitamina D siano implicati nel declino cognitivo correlato all’età e che siano anche associati alla malattia di Alzheimer. Analizzando approfonditamente il meccanismo alla base di questa associazione, i ricercatori giapponesi hanno riscontrato come le iniezioni di vitamina D possano migliorare la rimozione del peptide dal cervello di topi.

“La vitamina D sembra incrementare il trasporto del peptide beta amiloide attraverso la barriera ematoencefalica, regolando l’espressione della proteina attraverso il recettore per la vitamina D, e anche regolando la segnalazione cellulare attraverso il cammino MEK”, ha commentato Tetsuya Terasaki, che ha guidato la ricerca giapponese.

Per quanto riguarda il secondo studio, è ben noto che il trasporto del peptide beta amiloide attraverso la barriera ematoencefalica viene orchestrato dalle proteine di trasporto come la LRP-1, la P-gp e la RAGE. Studiando il trasporto del peptide dal sangue al fluido cerebro-spinale (FCS) e viceversa i ricercatori del Rhode Island Hospital e del Warren Alpert Medical School, hanno scoperto che la concentrazione di LRP-1 e di P-gp in corrispondenza della barriera tra il sangue e il fluido cerebro-spinale aumenta con l’età, incrementando a sua volta la rimozione di peptide beta amiloide dal FCS e dal cervello.

 “Sebbene l’aumentata produzione di proteine di trasporto attraverso la barriera sangue-FCS possa aiutare la rimozione del peptide beta amiloide dal cervello dei soggetti anziani, la loro produzione infine cessa”, ha sottolineato Gerald Silverberg, che ha fatto parte dell’équipe statunitense. “Questo evento è n po’ una svolta per il declino cognitivo e per il rischio di insorgenza dell’Alzheimer”. (fc)

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