sabato 4 giugno 2011

Mogari no mori (la foresta del lutto): film 2007

Perdersi e perdere, di questo tratta il film Mogari no mori- la foresta del lutto. 
In una accogliente struttura per anziani, in cui si respira delicatezza e familiarità, immersa nella foresta una giovane donna e un anziano affetto da demenza si incontrano e condividono, quasi in assenza di dialogo, le loro perdite.
Il loro perdersi nella foresta rappresenta in modo visivo, e devo dire con in certo impatto, la confusione che si può avvertire nel lutto che altro non è che la perdita per qualcosa cosi importante nella nostra vita.
La demenza o anche solo l'invecchiamento cerebrale mettono di fronte l'anziano a perdite sociali, familiari, fisiche e psicologiche, che in qualche modo disorientano l'anziano. Naomi Feil li chiama i grandi anziani mal orientati, e forse il protagonista del film è uno di questi, è tra quelle persone che hanno ancora dei conti in sospeso con la vita, come per esempio un'elaborazione del lutto della moglie morta 33 anni prima.
La foresta è una location ideale per perdersi e come la nostra mente è un luogo di intrecci, a tratti rigoglioso e fragoroso in altri momenti silenzioso e buio. 
L'immagine del torrente in piena, come le emozioni che si hanno dentro e che a lungo tratteniamo quando si tratta di una perdita, ci travolge; l'acqua con fare dirompente scorre e non ritorna più alla sorgente, come dice il protagonista.
La frase che ripete spesso la coordinatrice della struttura "non ci sono regole" ci piace pensare che si riferisca ai modi in cui si invecchia, si affrontano le perdite, ognuno con gli strumenti che ha cerca di superarle.
La struttura ci colpisce per la sua armonia con il paesaggio della foresta in cui è immersa, per la delicatezza con cui vengono trattati gli anziani a cui si chiede il permesso quando si è costretti ad invadere il loro territorio (la stanza).
La relazione tra la giovane e l'anziano è fatta di silenzi e cresce nel loro percorso verso la risoluzione del lutto di ognuno di loro.

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