mercoledì 16 marzo 2011

Un dato a favore della tutela dell'istruzione: fattore protettivo per il nostro cervello

Nel corso della mia esperienza clinica mi sono resa conto che deve esistere una certa correlazione tra stimolazioni che abbiamo offerto al nostro cervello prima dei 65 anni e capacità del nostro cervello di affrontare il declino cognitivo.
Spesso i familiari che accompagnano la persona alla visita la descrivono come una persona che da sempre non ha goduto o non ha saputo sfruttare adeguatamente occasioni di stimolazione vuoi cognitiva o sociale.
Passando in rassegna i sempre interessanti articoli che cita la sezione salute del Sole24ore trovo citata la ricerca effettuata dal gruppo della Fondazione Santa Lucia di Roma il cui Direttore Scientifico è Caltagirone.
La ricerca dal titolo "L'Educazione media i cambiamenti microstrutturali e bilaterali dell'ippocampo" riguarda un campione di 150 soggetti tra i 18 e i 65 anni; nello studio vengono messi in relazione aspetti legati all'istruzione formale e la struttura dell'ippocampo. 
Le conclusioni a cui arrivano gli autori sono che l'istruzione funge da "riserva", uno strumento in più per il nostro cervello per affrontare invecchiamento e il patologico declino cognitivo.
Nell'introduzione vengono citati degli studi specifici sui pazienti Alzheimer  con demenza Fronto Temporale, in cui si evidenzia che la maggiore istruzione permette a pazienti con un grado di severità della malattia maggiore di avere le stesse prestazioni di pazienti con grado di istruzione inferiore. 
L'istruzione funge da neuroprotettore, forse anche perchè aumenta la densità sinaptica e le capacità che in un momento di declino vuoi patologico o normale forniscono strumenti per affrontarlo in modo più efficace.
La novità dello studio sta nell'aver indagato i cambiamenti micro e macro strutturali che l'educazione provoca in strutture come l'ippocampo, l'amigdala, i gangli basali e il talamo che sono collegate alle aree corticali. Gli autori hanno pertanto indagato le basi neuronali di quella che altri autori chiamano la "riserva".
I dati sull'istruzione formale sono stati raccolti tramite intervista e si sono calcolati gli anni di istruzione ricevuta in corsi legalmente riconosciuti dal Ministero dell'Educazione. Gli anni ripetuti in seguito a bocciature non sono stati calcolati.
Dai risultati emerge che solo i cambiamenti microstrutturali e non il volume dell'ippocampo sono correlati agli anni di istruzione.


"I risultati di questo studio sembrano essere in linea con lipotesi di Klempin e Kempermann's [2007], secondo cui negli adulti la neurogenesi ippocampale (che sembra essere dipendente dal contestopuò contribuire alla riserva neurale, cioè potenziale la plasticità strutturale che consente di compensare gli effetti del declino cognitivo" (I pag. 287-traduz. ASINAPSI).


Il titolo dell'articolo del giornale fa leva come al solito sul termine GIOVANE, l'ossessione della nostra società che sembra visualizzare il cervello con i canoni della chirurgia plastica "abbellente". L'ippocampo, sede dell'apprendimento, quella parte del nostro cervello che mantiene la capacità anche in età avanzata di cambiare e di generare nuove connessioni è a mio avviso l'antitesi dell'immobilità che si cela dietro il termine giovane, che rimanda ad una fase oramai trascorsa.
Le conoscenze e la ricchezza di connessioni che ha un cervello di un anziano, non ci sono in un giovane cervello.
Parafrasando la Magnani : non toglietemi anni al cervello ci ho messo una vita a farlo cosi come è (e ne sono orgoglioso).
In ultimo qualcuno dovrebbe far leggere l'articolo a chi in Italia sta cercando di smantellare il nostro sistema educativo perchè in questo modo sta danneggiando anche il nostro cervello. Riteniamo che la qualità dell'istruzione, anche se nella ricerca non viene valutata sia comunque importante, aggiunga valore alla riserva cognitiva.
Ma forse quel qualcuno dovrebbe prima sperare di averlo un cervello.

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